MOUNTAIN BIKE ALPI CARNICHE Anello del M.te Acomizza da Camporosso

Premessa:

L'estremità orientale della lunga catena carnica è formata da una serie di modeste elevazioni dal dolce profilo, spesso quasi interamente coperte da fitte foreste, se si escludono le panoramiche ed erbose vette, da cui la vista può generosamente spaziare a 360° (sulle vicine Alpi Giulie, ma anche sull'Austria). Dal punto di vista geologico queste montagne, costituite da calcari devoniani di scogliera fossiliferi poggiati su scisti carboniferi, sono molto antiche. Mute testimoni di innumerevoli vicende, tra cui quelle belliche della Grande Guerra, avrebbero certamente molto da raccontare, ma io preferisco immaginarle come ennesima – e mai scontata – espressione di bellezza della natura, ovvero di quel fascino magnetico che è in grado di spingere l'uomo a rigenerare se stesso in un ambiente che si pone agli antipodi rispetto a quello in cui quotidianamente è costretto a vivere.

 

Sviluppo per punti principali in ordine di percorrenza:

Camporosso (Viale Stazione) – Val Bartolo (CAI 509) – Prati del Bartolo – Sella di Bartolo – K.H. 403 – Achomitzer Alm – sentiero CAI 508 – rifugio forestale Cima Muli – Camporosso

 

Caratteristiche salienti dell'escursione:

  • Località di partenza: Camporosso, 805 mt s.l.m.
  • Lunghezza percorso: 22,8 km
  • Quota massima raggiunta: pendici del monte Acomizza, 1758 mt s.l.m.
  • Dislivello: 985 mt
  • Tempo di percorrenza indicativo: 2 h 30 min
  • Stagione consigliata: estate/autunno
  • Cartografia: Tabacco 1:25.000 – Foglio 19
  • Impegno fisico: ridotto/discreto/medio/elevato/molto elevato
  • Livello tecnico: facile/medio/impegnativo/difficile/molto difficile



Descrizione dell'itinerario:

Entrati a Camporosso dalla S.S.13 (il senso di provenienza è indifferente), si procede fino a guadagnare l'imbocco del Viale Stazione, il quale risulta facilmente individuabile grazie alla presenza dei filari di pero posti su ambo i lati; è possibile lasciare la vettura in questa posizione. Si inizia a pedalare proprio attraverso tale strada, percorrendola per intero fino a lambire le ultime costruzioni del paese; dopo aver lasciato alle spalle un esercizio pubblico (da Benito) compare il segnavia CAI 509 (Km 1,1 – indicazioni per sella Canton). Abbandonata la rotabile asfaltata in favore della pista forestale, si avanza in moderata salita entro una larga traccia, costituita da fondo ottimo. Si risale così l'ombrosa e stretta Val Bartolo, mantenendosi prossimi al greto del torrente omonimo.

[il torrente Bartolo dal sentiero 509]
Nel volgere di pochi minuti appare il segnale di divieto di transito (Km 3,9), in corrispondenza del quale si trova un'area di sosta. In seguito la valle progressivamente si allarga, finendo per rivelare gli splendidi prati del Bartolo, su cui insistono diverse baite.

[le baite che punteggiano i prati del Bartolo]
Queste ampie schiarite sono completamente circondate da rigogliosi boschi di abete. La carrozzabile, dopo aver attraversato in falsopiano i suddetti ripiani erbosi, accusa un sensibile aumento dell'acclività poco prima di interrompersi in corrispondenza della Sella di Bartolo (Km 7,3), ove si palesa ad occidente una bella visuale sulla caratteristica piramide erbosa del monte Acomizza. Passati in Austria, si svolta a sinistra immettendosi così in uno stretto single track, segnalato dalle evidenti dipinture bianco rosse che contraddistinguono la K.H. 403. Questo suggestivo e breve sentierino attraversa una fittissima abetaia, dapprima mediante leggeri sali scendi, poi con andamento discendente che si conclude con l'intersezione di un'ampia carrareccia (Km 7,7). Dopo aver svoltato a sinistra si procede fino a guadagnare il vicino incrocio (Km 7,9), presso il quale dev'essere impegnata la prima deviazione a sinistra, cioè la traccia contrassegnata dal duplice segnale di divieto di transito: uno di questi è sorprendentemente rivolto alle bici, ma si ritiene possa venire ignorato, dal momento che lo scrivente, all'epoca della sua esplorazione, è uscito indenne dall'incontro con il proprietario del tratto di bosco in cui vige la prescrizione, ottenendo da costui persino utili informazioni. Accompagnati dai frequenti segnavia, si prende a salire in modo impegnativo, sebbene con pendenza generalmente uniforme, superando anche un cancello di contenimento del bestiame. Il fondo sterrato non presenta insidie degne di nota. In seguito al superamento di una baita e del pascolo ad essa circostante (preceduto da alcuni tornanti), ci si affaccia decisamente sul versante interno della Valle del Gail, accompagnati da alcune belle aperture sull'entroterra austriaco e sulla cima del monte Osternig.

[il monte Osternig dalla salita per Achomitzer Alm]
Lasciato a destra il segnavia per Feistritzer Alm, si superano in ambiente aperto gli ultimi metri, culminando così nei pressi di Achomitzer Alm e dei pascoli circostanti (Km 13,4).

[nei pressi di Achomitzer Alm]

[animali al pascolo presso malga Acomizza]
La struttura, all'epoca della visita, è risultata aperta al pubblico. Dalla dorsale del monte Acomizza si possono ammirare in modo remunerativo le Giulie occidentali, ma anche scorci interessanti sul vicino Osternig e sulla Val Filza.

[le Alpi Giulie occidentali dalla dorsale del monte Acomizza]
Per il rientro a Camporosso si imbocca il sentiero CAI 508, il cui segnavia è posto ai piedi della cupola sommitale del monteAcomizza, in corrispondenza di una stalla.

[l'inizio del sentiero 508]
Qualora si desideri effettuare una breve digressione, si segnala il sentierino a monte del 508, il quale asseconda le pendici (occidentale prima e meridionale poi) dell'Acomizza, puntando verso un vicino ripiano panoramico, presso il quale la vista si apre in modo interessante sul gruppo del Mangart: tale divagazione, a cui fanno riferimento i dati riportati nel prospetto soprastante, comporta il superamento di 1,8 Km. Ripresa l'origine del sentiero 508 per Cima Muli (Km 15,2), si scende blandamente lungo la poco agevole parte iniziale, il cui fondo a matrice vegetale risulta in più punti rovinato a causa del ruscellamento e delle tracce di passaggio lasciate dal bestiame da pascolo. Questo tratto, in cui è necessario smontare più volte dalla bici, si estingue fortunatamente dopo poche decine di metri. Lasciati alle spalle i successivi ruderi di un manufatto scoperchiato, si prosegue su piacevole single track avente fondo scorrevole ed uniforme, godendo dell'ombra della splendida abetaia che ricopre questo versante.

[in discesa lungo il sentiero 508]
Con alcune strette serpentine, ciclabili con un pò di attenzione, si perviene rapidamente nei pressi del rifugio forestale Cima Muli (Km 17,9), recentemente ristrutturato ma non aperto all'epoca dell'escursione ivi descritta.

[il rifugio forestale Cima Muli]
Il single track cede il posto ad una ripidisima pista forestale, il cui fondo friabile richiede cautela. Terminata questa discesa, in cui vengono messi a dura prova i freni, si guadagna il bivio con il sentiero 506 per sellla Vuom (Km 21,5), presso il quale si mantiene la sinistra. Restano da superare pochissimi metri per giungere in vista dell'abitato di Camporosso;

[in vista di Camporosso]
poco prima di effettuare l'ingresso in paese la rotabile diviene asfaltata, quindi confluisce nella viabilità urbana praticamente di fronte alla chiesa (Km 22,3). Dopo aver superato l'edificio di culto si svolta a sinistra, raggiungendo quasi subito l'intersezione con la strada di collegamento alla vicina S.S. 13 (Km 22,6). Per ritrovare il luogo di partenza non rimane che svoltare a sinistra e percorrere gli ultimi 200 metri.

Riferimento temporale dell'escursione: agosto 2008


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