TREKKING PREALPI CARNICHE Anello dei Monfalconi da Pian Meluzzo


Premessa:

Questo itinerario può rivelarsi davvero sorprendente per chi ama la montagna, poiché possiede una completezza in grado di renderlo indimenticabile. Ambienti incontaminati, solitari e grandiosi sembrano sussurrare richiami irresistibili: ogni scorcio pare in grado di trasmettere sensazioni appaganti, che farebbero la gioia di ogni animo sensibile, contemplativo ed estetico. Poesia della natura: le tormentate guglie dolomitiche che sostengono i catini glaciali, dominati da severi ghiaioni ingentiliti da ampie macchie di verde, paiono enormi pilastri su cui poggia il portale per accedere al paradiso. Fin dai primi passi la magia del luogo riesce a fare colpo; ogni conquista sembra promettere ulteriori meraviglie ed invoglia a proseguire nonostante la fatica. Per vedere tutto questo non serve effettuare lunghe trasferte in luoghi altisonanti e pullulanti di turisti chiassosi: è sufficiente immergersi nel quieto, misconosciuto ma sorprendente Parco Naturale Regionale delle Dolomiti Friulane.


Sviluppo per punti principali in ordine di percorrenza:

Rif. Pordenone – Sentiero 349 – Val Monfalcon di Cimoliana – Cadin di Cimoliana – Forcella del Leone – bivacco Marchi/Granzotto – Sentiero 359 – Val Monfalcon di Forni – Cason dei Pecoli – Sentiero 361 – Val Meluzzo – Casera Meluzzo – Rif. Pordenone


Caratteristiche salienti dell'escursione:

  • Località di partenza: Parcheggio sotto al Rif. Pordenone, 1190 mt s.l.m.
  • Lunghezza percorso: circa 12 km
  • Quota massima raggiunta: Forcella del Leone, 2290 mt s.l.m.
  • Dislivello: 1100 mt
  • Tempo di percorrenza indicativo: 4 h
  • Cartografia: Tabacco 1:25.000 – Foglio 21
  • Impegno fisico: ridotto/discreto/medio/elevato/molto elevato
  • Livello tecnico: facile/medio/impegnativo/difficile/molto difficile
  • Stagione consigliata: estate/autunno
  • Bellezza (da 1 a 5): 4,5
  • Panoramicità (da 1 a 5): 3,5

 


Descrizione dell'itinerario:

Da Cimolais, seguendo le indicazioni per il rifugio Pordenone, si risale completamente la lunga e tormentata carrozzabile della Val Cimoliana, fino a pervenire nei pressi delle aree di sosta poste sotto al manufatto, ovvero in località Pian Meluzzo (1163 m). E' opportuno ricordare che l'attraversamento della valle può risultare problematico in presenza di particolari condizioni (ad esempio dopo piogge abbondanti), specialmente in corrispondenza dei guadi. Lasciata la vettura, si seguono le indicazioni per il rifugio, che si raggiunge in 10 minuti, dopo aver attraversato una colata detritica e rimontato alcuni gradini posti entro il bosco. Intrapreso il sentiero 349, il cui inizio è situato sul lato destro del fabbricato, si prende ad attraversare un fitto bosco di faggio e pino silvestre, mantenendosi inizialmente in falsopiano. La vegetazione arborea si interrompe quasi del tutto in corrispondenza dell'incontro con l'imbocco della Val Monfalcon di Cimoliana (cartello ligneo), costituito da materiale detritico di natura grossolana e cedevole. Rimontando faticosamente il ripido ghiaione iniziale, con l'ausilio dei pochi segnavia e dei frequenti ometti in pietra (che torneranno assai utili pure lungo il ritorno), si raggiunge un ripiano, in seguito al quale il sentiero piega a sinistra tra le macchie di baranci.

[cascata in val Monfalcon di Cimoliana]

Quindi la traccia torna a farsi erta, puntando verso il greto del corso d'acqua che attraversa la valle; guadato quest'ultimo si prosegue a salire su terreno consolidato da macchie verdi, poi si rientra sulla destra orografica, attraverso la quale la presenza del manto erboso diviene sempre più predominante.

[poco sotto al bivio per forcella Cimoiana]

Ignorato il segnavia CAI 360 per forcella Cimoliana si continua l'ascesa sui prati, muovendo tra le rade conifere, mentre i profili arditi e spettacolari delle creste rocciose circostanti si fanno sempre più vicini. Poco dopo aver tagliato per l'ultima volta l'oramai esile ruscelletto (utile alleato per rifornirsi d'acqua), si guadagna la base degli enormi ghiaioni digradanti dalla Cresta del Leone, quindi si rimonta un dosso erboso, che presto conduce ad un comodo ripiano. Lo spettacolo circostante diviene sempre più imponente, rivelando l'imminente sommità della valle e le immense colate poste ai suoi piedi.

[ultimi metri di salita per forcella del Leone]

Con un ultimo sforzo, traversando lungo le ghiaie, si perviene alla forcella del Leone (2290 m – 1 ora e 50 minuti dalla partenza), presso la quale si trova una targa commemorativa.

[targa del sentiero Taiariol presso forcella del Leone]


[visuale sulle cime Barbe e dei Pecoli da forcella del Leone]


[la val Monfalcon di Cimoiana da forcella del Leone]


[la cresta dolomitica della cima Monfalcon di Montanaia]

La discesa avviene lungo l'opposto versante, molto ripido e friabile nella parte iniziale, poi più agevole non appena il sentiero prende a piegare verso destra. Si sta entrando nell'ampio circo glaciale in cui è posizionato il bivacco Marchi/Granzotto, che risulta ampiamente visibile dal sentiero.

[in discesa verso il bivacco Marchi/Granzotto]

Dal ripiano erboso sottostante si risale per pochi metri, culminando di fronte al bivacco (2152 m - ore 2 dalla partenza), da cui si gode di una panoramica d'eccezione sulle cime circostanti, ma anche in direzione della val Monfalcon di Forni.

[l'arrivo al bivacco Marchi/Granzotto]

La ripida discesa avviene lungo il sentiero 359;

[veduta sulla conca del bivacco del sentiero 359]

dopo aver raggiunto l'erboso pianoro sottostante, seguendo i non frequentissimi segnavia bianco/rossi, ci si districa tra i mughi, avvicinandosi sempre più alle pareti rocciose poste a sinistra.

[la val Monfalcon di Forni dal sentiero 359]


[una finestra naturale sulle pareti dolomitiche]

Dopo aver lasciato alle spalle una cengia ed un tratto ripido il sentiero, divenuto nel frattempo più accidentato, torna a introdursi nel bosco, anche se momentaneamente. Seguono l'attraversamento di una fascia detritica e di un'ulteriore zona popolata dai mughi, quindi una parte più tortuosa, che prelude l'arrivo alla splendida radura di Cason dei Pecoli (1363 m - ore 3 dalla partenza), le cui rovine sono circondate da un suggestivo bosco misto. Guadagnato il vicino incrocio non resta che seguire i pochi segnavia CAI del sentiero 361, a cui si sotituiscono presto numerosi ometti posizionati lungo il ghiaioso greto, che lungo il fondovalle coincide con il tracciato.

[uno sguardo indietro sulla val Meluzzo dal sentiero 361]

Dopo aver puntato verso sinistra presso un restringimento della vallata, la traccia supera la confluenza con la Val Postegae, quindi si riporta in direzione di Pian Meluzzo; ben presto sfocia in una radura, presso cui è ubicata la rediviva casera Meluzzo. Mantenendosi sull'ampia mulattiera del fondovalle (ed ignorando la deviazione sulla destra per il rifugio Pordenone), si rientra in breve al punto di partenza.

Riferimento temporale dell'escursione: agosto 2008



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