MOUNTAIN BIKE ALPI CARNICHE Anello del passo Sesis da Forni Avoltri

 


Premessa:

Si tratta di un'escursione davvero incantevole, in assoluto tra le più gratificanti che è possibile compiere nella nostra regione, nonostante vada considerato un breve e necessario “sconfinamento” nel vicino Veneto: la bellezza delle ampie valli e dei boschi alpini, la notevole varietà di panorami e scorci apprezzabili in così pochi chilometri, il fascino irresistibile delle dolomiti e delle alpi carniche occidentali, si sposano in un tutt'uno di magia e grandiosità da lasciare senza fiato. Il livello di impegno richiesto per portare a termine questo percorso non è trascurabile, soprattutto in considerazione della tremenda salita conclusiva che dal Passo Avanza raggiunge il rifugio Calvi: si tratta di una vera sfida per tutti coloro che desiderano affrontarla pedalando. La ricompensa per aver compiuto questa fatica sarà però impagabile: Il rifugio Calvi, vero e proprio balcone privilegiato, consentirà al biker provato di rifiatare, rifocillarsi (anche nell'animo) e di spaziare con la vista sulle meravigliose cime circostanti, dal Chiadin al gruppo dei monti Lastroni-Franza-Rinaldo, ma anche verso le vicinissime vette del supremo Peralba o del gruppo che comprende Chiadenis, Avanza e Navastolt, senza scordare gli scorci sulle più lontane pesarine e la parziale panoramica all'interno della stupenda val Visdende.


Sviluppo per punti principali in ordine di percorrenza:

Forni Avoltri – Pierabech – Casera Avanza di là di Sotto – Casera di Casa Vecchia – Passo Avanza – Rifugio Sorgenti del Piave – Rifugio Calvi – Passo Sesis – Casera Fleons di Sopra – Casera Fleons di Sotto – Stretta di Fleons – Cava di marmo – Sentiero CAI 140 – Forni Avoltri.


Caratteristiche salienti dell'escursione:

  • Località di partenza: Forni Avoltri, 900 mt s.l.m.
  • Lunghezza percorso: 24,6 km
  • Quota massima raggiunta: Passo Sesis, 2367 mt s.l.m.
  • Dislivello: 1460 mt
  • Tempo di percorrenza indicativo: 3 h 30 min – 4 h
  • Stagione consigliata: estate/autunno
  • Cartografia: Tabacco 1:25.000 – Foglio 1
  • Impegno fisico: ridotto/discreto/medio/elevato/molto elevato
  • Livello di difficoltà: facile/medio/impegnativo/difficile/molto difficile



Descrizione dell'itinerario:

Appena superato Forni Avoltri è possibile lasciare l'autovettura in corrispondenza del piazzale in cui si trova la trattoria “Al Fogolar”, raggiungibile svoltando sulla destra dalla S.S. 355 in direzione di Pierabech, dopo aver attraversato il ponte sul Degano. Si pedala dapprima su asfalto in leggera salita fincheggiando il torrente, fino ad incontrare il primo bivio, presso il quale è presente il segnale di divieto di transito veicolare: a questo punto si svolta a sinistra ed ha inizio la percorrenza su fondo naturale nel sentiero CAI 168a. Ben presto ci si immerge nel bosco e si ascende in modo non impegnativo, piacevolmente avvolti dalla densa ombra delle scure fronde. Si ignora una prima svolta a sinistra ed al successivo bivio si abbandona il sentiero CAI 168a, tenendo così la destra: in breve si guada il rio Avoltruzzo e si riprende a salire, ora in modo più deciso. Lungo questo tratto di scalata, che aggira il filone d'Avoltruzzo, rivolgendo lo sguardo verso est è possibile osservare per la prima volta la Cima Ombladet ed il monte Volaia, prima di reimmergersi nuovamente nell'abetaia ad alto fusto che caratterizza buona parte di questa prima parte dell'escursione. Si prosegue in direzione della casera Avanza di là di sotto; il fondo, ora costituito da un lastricato in pietra, si presenta piuttosto gibboso e rende decisamente meno piacevole pedalare, seppur non presentando insidie particolari in caso di tempo asciutto. Poco prima di giungere in corrispondenza della casera si attraversa il rio di Avanza, passato il quale andranno ignorate le due vicine svolte a destra (la seconda conduce a casera Avanza di là di sopra). Dopo aver superato l'ultima parte di percorso situata entro il bosco, lo scenario inizia a trasformarsi: margini ed alti pascoli prendono il posto della pecceta

mentre il panorama inizia a diventare veramente suggestivo; alla propria destra il gruppo del monte Avanza compare in tutta la sua maestosità, rivelando un'autentica bellezza. In questa deliziosa cornice si prosegue pedalando sul lastricato, ora però decisamente meno ripido ed accidentato, con lo sguardo che volge sull'imminente casera di Casa Vecchia, recentemente ristrutturata ed aperta durante la stagione estiva.

Guadagnata quest'ultima è consigliabile sostare per qualche istante, prima di rimettersi in movimento al fine di raggiungere il passo Avanza oramai prossimo, e dirigere un'ultima volta lo sguardo ad est, verso la catena dei monti di Volaia, ottimamente apprezzabili da questa posizione.

Tale punto d'osservazione risalta anche la mole dei monti Peralba e Chiadenis.

Lasciata la casera si sale ancora per pochissimi metri e si lascia alle spalle il passo Avanza, posto alla quota di 1683 mt. A questo punto si entra in Veneto ed ha inizio una breve discesa,

che termina in corrispondenza dell'incrocio con la strada asfaltata che da Cima Sappada raggiunge il rifugio Sorgenti del Piave. Lo scenario muta ancora aprendosi sorprendentemente, in modo da regalare altre piacevolissime vedute: il monte Chiadin ed il gruppo dei dolomitici Lastroni, Franza e Rinaldo (le cime che delimitano a sud-est la val Visdende) infondono altre emozioni, mentre la sensazione di venirsi a trovare tutto d'un tratto in un paradiso d'alta quota prende decisamente corpo. Proseguendo a destra lungo la non impegnativa strada asfaltata si arriva in breve al rifugio Sorgenti del Piave: merita fermarsi per qualche minuto in questa cornice, prima di affrontare il tratto più impegnativo dell'escursione, che avrà inizio di lì a poco. Lasciato il rifugio si percorre a ritroso la strada asfaltata per alcune decine di metri, fino ad incontrare un parcheggio destinato alle autovetture, dove si impegna il sentiero CAI 132 per il rifugio Calvi: si tratta di una salita corta ma molto ripida (in 2.1 Km si superano 365 mt di dislivello!) che risulta ciclabile con estrema difficoltà anche a causa del fondo piuttosto smosso.

Salendo non è improbabile avvistare le marmotte, che in questa conca proliferano, né udire il loro caratteristico “fischio”.

Il rifugio Calvi, posto immediatamente al di sotto dell'inconfondibile pinnacolo del Pic Chiadenis e trincerato ad ovest dalla mole tondeggiante del monte Peralba e ad est dal monte Chiadenis, rappresenta l'ultimo baluardo della civiltà raggiungibile con il presente itinerario, poiché da questo punto in avanti la quieta solitudine della valle di Fleons cambierà ancora una volta in modo drastico lo scenario. Lasciato il rifugio a 2164 mt si deve salire fino al passo, cioè alla quota massima: altri 150 mt di dislivello vengono così faticosamente superati, lungo un sentiero impedalabile quasi nella sua interezza (se si eccettuano gli ultimi metri), che è costituito prevalentemente da materiale detritico posto su piani inclinati aventi pendenze estreme, affrontabili esclusivamente spingendo la bici a piedi.

Dopo aver dato un'ultima occhiata al rifugio Calvi da questa emozionante posizione

si raggiunge il passo Sesis

e la prospettiva viene a rivolgersi decisamente all'interno della verdeggiante e stretta Valle di Fleons,

cinta a nord dalla lunga catena caratterizzata dalle vette dei monti Fleons, Edigon e Creta Verde e a sud dal bianco gruppo roccioso a matrice calcareo/dolomitica del monte Avanza.

La discesa avviene lungo il sentiero della traversata carnica (CAI 140), che inizialmente è un vero e proprio single track, molto aperto e panoramico, quasi del tutto ciclabile nonostante vada affrontato con prudenza in alcuni suoi passaggi, a causa del fondo che a momenti diviene maggiormente pietroso e di qualche sporadico andamento più ripido.

Vari sono gli attraversamenti di numerosi rivoli d'acqua che scendono dai vicini declivi erbosi, i quali caratterizzano questi pascoli, in particolar modo nel tratto che precede casera Fleons di Sopra, cioè poco prima che si incontrino i margini boschivi. La parte intermedia del sentiero vede allargarsi la sua traccia: si scende ora entro una larga mulattiera, a fianco dei radi larici ed abeti rossi che punteggiano i prati in prossimità della casera Fleons di Sotto.

Poco prima di raggiungere quest'ultima si perviene nelle immediate vicinanze di un bivio: ignorata la direzione sinistra (segnavia CAI 142), si procede lungo la traccia principale, in direzione del fondo valle e del prossimo obiettivo, la stretta di Fleons. Posta innanzi, la sagoma caratteristica del monte Navagiust sembra fare da spartiacque tra la lunga vallata appena percorsa e le vallate scavate pazientemente nel tempo dal torrente Degano e dal Rio Sissanis. Questo tratto del sentiero 140 è piuttosto angusto e buio. In un primo momento, superato il recinto che delimita i pascoli della casera appena lasciata, si percorre un lastricato delimitato da recinzioni in legno, ma ben presto il fondo inizia a farsi più accidentato. Si perde quota rapidamente, accompagnati dapprima dal fragore impetuoso del rio Fleons e poi dalla quiete del bosco. Lasciata alle spalle la stretta di Fleons, la visuale si rivolge sulle dolomiti pesarine, cioè a sud. Dopo pochi minuti di discesa il sentiero incontra la strada asfaltata sul lato destro del torrente, la quale collega la S.S. alla vicina cava di marmo. In questo punto vi è un quadrivio. La direzione da intraprendere è ancora il sentiero 140; attraversato il ponticello sul torrente Degano

si pedala nuovamente su single track, lungo il quale non mancano anche delle brevi risalite: alcune di esse risultano pedalabili. Si prosegue entro il bosco costeggiando il torrente, ma dopo un pò la traccia torna ad allargarsi e non presenta più passaggi in salita.

Nella sua ultima parte l' asfaltato prende il posto del fondo naturale. Poco prima di raggiungere la S.S. 355 si nota un bivio, vicino ad un fabbricato posizionato nei pressi del ponte sul Degano. La strada principale è oramai visibile. Ignorata la direzione sinistra, che raggiunge il centro abitato di Forni Avoltri, si scende per pochissimi metri lungo la pista che passa a fianco del succitato fabbricato; a questo punto non resta che attraversare il ponte per tornare al piazzale in cui è stata lasciata la vettura.

Riferimento temporale dell'escursione: agosto 2006

 

 

Aggiornamento del 25/07/2010, giorno in cui abbiamo rifatto l'anello:

l'itinerario resta percorribile, ma con maggiore difficoltà rispetto a quanto sopra descritto, a causa delle condizioni della prima parte del sentiero 140 che dal Passo Sesis si inoltra nella valle di Fleons; quest'ultimo risulta a tratti molto scavato e rovinato, principalmente a causa del ruscellamento e delle slavine. Alcuni passaggi non sono ciclabili, altri richiedono tecnica e concentrazione, anche se affrontati con buone escursioni. Da quota 2130 m circa le condizioni del sentiero migliorano, rendendo più continua la discesa. Parte della mulattiera in corrispondenza della Stretta di Fleons è stata cementata. Infine, superato il ponticello sul Degano dopo la cava di Marmo, la prima parte del sentiero 140 per Forni Avoltri è stata allargata e trasformata in pista forestale. il sentiero riprende poco avanti, in corrispondenza di una radura (che va attraversata in linea retta, senza deviare a destra verso il greto del torrente). Nel tratto finale, è stata cementata pure la breve discesa che riporta al ponte sul Degano, in prossimità del paese.

 

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