MOUNTAIN BIKE ALPI CARNICHE M.te Paularo da Paluzza


Premessa:

Senza timore alcuno si ritiene che quest'itinerario, paragonato a quelli provati in regione e presentati in questo sito, possa essere annoverato tra i più belli e completi, sotto ogni punto di vista. Il notevole impegno richiesto per completare il lungo anello non viene quasi neanche percepito dal mountain biker, di fronte alla continua “ubriacatura” a cui egli e sottoposto: questa sensazione viene corroborata da innumerevoli particolari, tra cui si evidenziano i contesti alpini stupendi (come pochi altri in regione), i continui cambi di scena, le salite ed i passaggi decisamente vari per peculiarità, il transito tra varie borgate caratteristiche dal fascino immutato e, non ultima, l'emozionante discesa su single track che dalla cima del M.te Paularo è possibile effettuare fino a fondo valle (oppure fino a Casera Pramosio, per chi volesse evitare il sentiero CAI 403).

 

 

Sviluppo per punti principali in ordine di percorrenza:

 

Paluzza – Treppo Carnico – Ligosullo – Castel Valdaier – Lago Dimon – Casera Montelago – Monte Paularo – Casera Pramosio bassa – Laipacco – Paluzza.


 

Caratteristiche salienti dell'escursione:

  • Località di partenza: Paluzza, piazza delle Portatrici 15/18, 609 mt s.l.m.
  • Lunghezza percorso: 32,8 km
  • Quota massima raggiunta: M.te Paularo, 2043 mt s.l.m.
  • Dislivello: 1490 mt
  • Tempo di percorrenza indicativo: 3 h 15 min – 3 h 45 min
  • Stagione consigliata: estate/autunno
  • Cartografia: Tabacco 1:25.000 – Foglio 9
  • Livello di difficoltà: facile/medio/impegnativo/difficile/molto difficile



Descrizione dell'itinerario:


Provenendo da Tolmezzo, in direzione del confine italo-austriaco , si entra nel paese di Paluzza dalla prima direzione posta sulla destra ed al bivio successivo si svolta a sinistra, trovandosi così presso la Piazza delle Portatrici 1915-1918, ove è possibile lasciare posteggiata la vettura.

Dalla piazza suddetta, in sella al proprio mezzo, si svolta a sinistra, immettendosi sulla strada che conduce a Treppo carnico, paese che viene raggiunto dopo aver percorso un tratto in leggera ascesa pari a 2,5 km; attraversato questo centro, immerso nella verdeggiante conca della Val Pontaiba che accompagnerà tutto il primo tratto del percorso, ci si dirige verso la frazione di Ligosullo. A questo punto la salita asfaltata comincia a farsi dura, a causa della notevole pendenza, del non ancora avvenuto riscaldamento e perchè i tratti in ombra scarseggiano; si consiglia infatti di iniziare a pedalare al mattino, prima che l'esposizione al sole si faccia insopportabile. Superati i ripidi tornanti posti appena sotto il paese, presso i quali si può dominare con lo sguardo la stretta valle si giunge ad un bivio e si svolta a destra, in direzione Valdaier. La salita continua a dipanarsi attraverso pendenze non trascurabili che mantiene con una certa costanza, anche se non come in precedenza: dopo un breve tratto, prima di entrare nel fresco sottobosco, si possono ammirare a sud le spettacolari cime del vicino M.te Tersadia, ma anche del gruppo del Sernio e della Creta Grauzaria. Una volta giunti al bivio presso la locanda “al Camoscio” (km 7,2), si svolta a sinistra continuando a salire: da questo istante si entra nella fresca e profumata pecceta che accompagnerà la pedalata fino all'albergo Castel Valdaier (1340 mt), perfettamente funzionante nel periodo estivo ove si può approfittare per fare rifornimento d'acqua ed una breve sosta.



A questo punto (km 10,6) si impegna la direzione sinistra, iniziando così la seconda parte dell'ascesa al monte Paularo. Dopo poche centinaia di metri la strada diviene a fondo naturale (km 11,7); essa è caratterizzata da una pendenza pressochè costante (comunque non eccessiva) che accompagnerà il ciclista fino alla cima, ma non presenta particolari difficolta se si esclude la consistenza del suolo, reso a tratti sconnesso dall'erosione derivante dalla paziente e continua opera effettuata delle acque meteoriche.


[Creta Grauzaria, Sernio e Tersadia visti da poco sopra Castel Valdaier]


Lungo il percorso si incontra un'altra fontana (km 13,5); la successiva sarà rintracciabile a Casera Pramosio.

La visuale comincia a farsi incantevole: passando per la sottostante Val Pontaiba, la vista viene deliziata dalle continue sorprese offerte dal tracciato posto innanzi, oramai decisamente avvolto da uno scenario d'alta quota.


[l'ascesa verso il lago Dimon]


L'arrivo in corrispondenza di un'ansa della montagna rivela a sorpresa un delizioso specchio d'acqua (lago Dimòn) attorno al quale è frequente imbattersi nelle marmotte; poco dopo, aggirato il lago, si giunge nei pressi della diroccata Casera Montelago (km 17,5), e si pedala contornati da meravigliosi prati d'alta quota e dal bestiame al pascolo.


[lago Dimon]


[nei pressi del lago]


La quiete di queste montagne è quasi assoluta, ed il panorama cirscostante ripaga decisamente di tutta la fatica compiuta, ma la salita non è ancora terminata. Dopo aver percorso ancora qualche decina di metri si raggiunge un ampio piazzale, dal quale si diparte un sentiero ascendente, che conduce al bivio successivo;


[pedalando lungo il sentiero poco sotto la cima]


[il M.te Dimon dallo stesso sentiero]


risalendo il medesimo, ora a spinta, ora in sella, si perviene di fronte ad una deviazione: in direzione sinistra si trova il segnavia CAI 405, che conduce in cima al monte Paularo (km 18,0) ed in direzione destra vi è il sentiero 404, che scende verso Casera Pramosio; quest'ultimo sarà impegnato in un secondo tempo, dopo aver obbligatoriamente visitato la cima.


[pochi metri sotto la cima]


Lo spettacolo visibile dalla sommità del monte (ove si trova il diario di vetta) è indescrivibile: si tratta di un vero e proprio angolo di 360° riempito da una moltitudine di cime, che passano dalla lunga dorsale della panoramica delle vette, all'imponenza del gruppo del Coglians, ma anche alla vicina Creta di Timau ed alla dorsale composta da Cima Avostanis, Cuestalta e Lodin, senza contare tutti i rilievi appena lasciati alle spalle (Dimon, Neddis, Zermula, Tersadia, Zoncolan, Tamai, Arvenis, Dauda).


[la sommità del Paularo]


[Coglians e Creta di Timau dalla cima]


[Cima Avostanis dalla vetta]


[Cuestalta dalla vetta]


Così come i rilievi, anche le vallate sottostanti (San Pietro e Pontaiba) i prati e le foreste che si estendono fin dove l'occhio può posarsi, invogliano a proseguire la permanenza in cima. Per giungere a questo punto sono necessarie circa due ore e mezzo nette. Non resta che scendere lungo il single track 405, facendo estrema attenzione, fino a tornare al bivio precedente ove si intraprende il sentiero 404, che aggira la montagna portando così sul versante di nord ovest in direzione Casera Pramosio.


[lungo il sentiero 404 per Casera Pramosio]


Esso consta si 500 mt di dislivello, eccettuata una breve risalita di 300 metri lineari, che avviene dal km 19,4 al km 19,7. La descrizione del single track può così riassumersi: il primo tratto, fino a poco prima della risalita, è stretto e corre lungo il versante della montagna, il che suggerisce prudenza; è quasi completamente ciclabile, dato che il fondo è prevalentemente scorrevole, ma non mancano passaggi insidiosi lungo il percorso. La vicinanza dell'erba alta e dei fitti cespugli d'ontano ai margini dello stretto sentiero penalizza un po' la visibilità e rende inevitabile il continuo contatto con la vegetazione durante questa prima parte della discesa.


[Zermula e Creta di Aip dal CAI 404]


La pendenza in questo tratto è lieve, si deve solo prestare attenzione a non scivolare lungo il pendio destro. Poco prima di iniziare la risalita il sentiero entra in una conca, lasciando così il versante esposto e divenendo quindi più sicuro. Superato a spinta il tratto ascendente del single track si incontra una parte in falsopiano, che scavalca una cresta e apre la visuale verso la bellissima parte successiva; essa è molto scorrevole e divertente fino a quando raggiunge una nuova esposizione, la quale corre lungo il versante est della montagna: qui il fondo comincia a farsi decisamente più tecnico, data la maggior pendenza, la presenza crescente di pietre e l'accentuata tortuosità del percorso, che in certi casi si dimostra ostico.


[l'emozionante discesa verso Casera Pramosio bassa]


Segue un tratto molto bello, ad andamento serpentiforme ma scorrevole (che vede la presenza di alcuni tornanti), contornato da erba bassa e non più esposto lungo il versante. Poco prima di aggirare nuovamente la dorsale e di intravedere Casera Pramosio il single track ridiventa veloce e prevalentemente rettilineo, fino all'ultimo tratto posto appena sopra la casera stessa, lungo il quale presenta nuovamente un andamento più guidato, ma non pietroso. Giunti a Casera Pramosio (km 22) si può effettuare ancora una volta scorta d'acqua e quindi ripartire per affrontare il tratto finale; per chi volesse rifocillarsi la struttura, perfettamente attrezzata, offre prodotti caseari e specialità tipiche carniche.


[Casera Pramosio]


A questo punto si entra  ancora nel bosco e si scende lungo la pista forestale  identificata dal segnavia CAI 403 che conduce a Laipacco, facendo attenzione alla possibile presenza del traffico veicolare, fino a culminare presso un quadrivio asfaltato.


Variante: per chi desidera cimentarsi in passaggi più tecnici è possibile, poco al di sotto della casera, lasciare la strada forestale sopra indicata ed impegnare il single track 403; nella zona alta il sentiero taglia la pista principale incrociandola più volte, ma poi diviene continuo per una buona parte, fino a sfociare, oramai a fondovalle, ancora nella traccia larga, pochi metri prima del quadrivio sopra citato. In questo caso si deve fare però attenzione alla presenza di eventuali escursionisti a piedi nonché alla maggiore pericolosità della deviazione.


Come accennato, al limitare del sottobosco la mulattiera diventa asfaltata (km 27,6) e termina subito in corrispondenza di un incrocio; a questo punto si nota sulla sinistra (km 28,0), davanti al locale “Pakai” una strada asfaltata secondaria che corre parallelamente alla S.S. 52-bis; presa quest'ultima si arriva in corrispondenza del guado sul rio Moscardo, che è evitabile grazie alla presenza di una passerella pedonale in legno di recente costruzione. A questo attraversamento segue una veloce discesa su stradina asfaltata, fino all'incrocio con la S.S. Impegnata quest'ultima si prosegue in discesa per qualche minuto, fino ad incrociare il bivio per il centro di Paluzza. Non resta che attraversare il paese e svoltare subito a sinistra poco dopo la piazza, tornando così al luogo da cui è avvenuta la partenza.

 

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