MOUNTAIN BIKE PREALPI GIULIE M.te Stol da Kobarid

Premessa:

Caporetto – Stol e ritorno: si tratta di una vera e propria escursione all mountain in terra Slovena, anche se si svolge nel contesto delle prealpi giulie situate immediatamente a ridosso del confine con la regione Friuli Venezia Giulia. Infatti, questo rilievo appartiene alla lunga dorsale comprendente il nostrano Gran Monte, la quale è delimitata ad ovest dal torrente Torre e ad est dalla sottostante Kobarid. Consiste in un giro ad anello molto panoramico, abbastanza lungo e non privo di passaggi impegnativi. Vista la prevalente esposizione a sud, che comporta la quasi totale mancanza di ombra lungo tutta la salita ma anche durante la prima parte della discesa, si consiglia di evitare le ore più calde per pedalare e di prediligere a tale fine una giornata più fresca.

 

Sviluppo per punti principali in ordine di percorrenza:

Kobarid – Staro Selo – Potoki – Nova – Zgornja – Stanovisce – Homec – Stol – Mali Vhr – Bivak Planja – Starijski Vrh – Kobarid


Caratteristiche salienti dell'escursione:

  • Località di partenza: Kobarid, 324 mt s.l.m.
  • Lunghezza percorso: 43,0 km
  • Quota massima raggiunta: M.te Stol, 1628 mt s.l.m.
  • Dislivello: 1280 mt cilabili + 210 mt a piedi = 1490 mt
  • Tempo di percorrenza indicativo: 3 h 30 min – 4 h
  • Stagione consigliata: primavera/autunno/inverno
  • Cartografia: Tabacco 1:25.000 – Foglio 41
  • Livello di difficoltà: facile/medio/impegnativo/difficile/molto difficile

 


Descrizione dell'itinerario:

Raggiunta la località di Caporetto proveniendo dal Valico di Stupizza (Pulfero), si può lasciare la vettura in corrispondenza di un parcheggio sito dietro alla Casa della Cultura, raggiungibile svoltando a destra al primo bivio visibile dopo aver terminato di percorrere il lungo viale alberato che precede l'ingresso in paese.Si inizia quindi a pedalare su asfalto, percorrendo il succitato viale alberato in direzione opposta a quella intrapresa a bordo della vettura, dirigendosi verso il valico di Stupizza. La strada sale molto blandamente e la sensazione di freschezza data dall'ombra di questi imponenti, verdissiimi, e profumati tigli (se si capita durante il periodo della fioritura) sembra evocare ricordi di altri tempi, in cui anche nel nostro paese simili scenari erano molto più consueti. Dopo pochi minuti si lascia questo paradiso ombroso per svoltare a destra, in direzione di Staro selo e si prosegue sempre su fondo asfaltato.

[il bivio di Staro Selo]

Appare, sempre sulla destra, la lunga costa erbosa del M.te Stoll, che da questa prospettiva sembra più lontana di quanto non lo è in realtà. La strada, ora priva di ombra, continua a salire in modo non deciso e attraversa, immergendosi a tratti in un bosco misto di latifoglie, alcuni piccoli paesetti semideserti, ove la quiete è pressochè totale, fatta eccezione per qualche rado passante visibile di tanto in tanto. I colori chiari dei campi circostanti fanno da contrasto con le poche abitazioni a carattere prevalentemente rurale e con le vaste e scure chiome delle essenze arboree presenti nei boschi limitrofi che cingono entrambi i versanti che caratterizzano questa stretta vallata. Dopo aver percorso 14 Km e superato la località di Homec si scorge, sulla destra, un bivio contrassegnato dal segnale di divieto di transito riferito ad una salita avente inizialmente fondo cementato: si prende questa direzione.

[il bivio poco dopo Sedlo]

La pendenza subisce una decisa impennata lungo il tratto cementato, poi dirada sensibilmente non appena il fondo diviene naturale, a prevalente matrice ghiaioso/pietrosa, ma pedalabile senza particolari problemi: si attraversa un boschetto che ben presto sfocia in un prato, il quale concede un attimo di tregua prima dell'inizio della salita vera e propria. Di fronte, il caratteristico pendio verde chiaro quasi interamente spoglio dagli alberi, sembra promettere battaglia, nonostante sia possibile notare che la larga traccia che ne taglia questo lato non sia molto ripida. La salita riprende, in uno scenario che sembra quasi mediterraneo, nonostante la vegetazione tradisca la presenza di specie più a connotazione prealpina (Pinus nigra, Prunus avium, Robinia pseudoacacia), se si esclude il rustico ed onnipresente Juniperus communis. Per un breve tratto si pedala avendo la sensazione di stare "in trincea" tra le piante, ma ben presto gli alberi lasciano il passo ai prati.

[lungo l'ascesa]

Da questo momento in poi sarà praticamente impossibile trovare un punto in cui stare all'ombra, ed il fondo della traccia, dapprima meno sconnesso, inizia a farsi più ostile, data la caratteristica prevalentemente pietrosa che contraddistingue queste montagne.

[la dorsale erbosa esposta della salita]

Man mano che si sale la bellezza del panorama circostante si mostra sempre più chiaramente: ora il M.te Matajur diviene il compagno più fedele lungo la faticosa ascesa la quale, a seconda della posizione in cui ci si viene a trovare, regala viste diverse sulla vallata sottostante e sulle altre strette gole che si collegano ad essa.

[M.te Matajur]

La pendenza non subisce praticamente mai variazioni consistenti, mentre il fondo della mulattiera diviene man mano più accidentato; la ghiaia (avente consistenza molto variabile) diviene sempre più sciolta e disordinatamente disposta, rendendo così decisamente più faticosa la pedalata, soprattutto negli ultimi due Km che precedono l'imbocco del sentiero per la cima. Giunti a questo punto (in cui vi è un altro segnale di divieto di transito rivolto a chi volesse prendere la direzione dalla quale si è arrivati) ci si imbatte in un nuovo bivio (Km 23); la traccia posta a sinistra, contrassegnata dal circolo bianco e rosso, sale in vetta al M.te Stoll, mentre la traccia posta a destra è quella che andrà presa per scendere e rientrare a Caporetto.

[bivio per la cima e punto di inizio della discesa lungo il crinale]

[l'inizio del sentiero per la vetta dello Stol]

Se si desidera raggiungere la cima è possibile percorrere poche decine di metri in sella alla bici, fino al punto in cui si trova uno steccato (munito di filo spinato) che taglia la montagna lungo la linea di massima pendenza: lasciata la mtb in questo punto ci si appresta a compiere una camminata di circa 45 minuti, senza la quale non altrimenti possibile vedere il panorama rivolto a nord, se non a partire da un certo momento in poi, ma a discesa già avviata da un pezzo. Superato il primo ripido punto, si attraversano stupendi prati d'alta quota punteggiati da rododendri e digitale, tanto quanto da pietre semicelate alla vista dal soffice manto verde. Raggiunta la cima, ove è presente un'installazione con antenna, è possibile ammirare la pianura, in direzione di Cividale, ma anche le catene poste all'interno del territorio sloveno, la lunga dorsale ovest dello Stoll (Gran Monte) e, naturalmente, il crinale che digrada verso Caporetto e quindi la lunga e stretta valle da cui si è saliti. Si gode di una visuale che spazia per 360° e che, in giornate particolarmente limpide, consente di ammirare il panorama a lunga distanza anche verso la pianura italiana, visibile in direzione sud.

[la cresta discendente in direzione di Kobarid, vista dal sentiero che conduce alla cima]

[panorama dalla cima]

[il Gran Monte dalla cima]

Riprese le bici al punto in cui erano state precedentemente lasciate, dopo essere ridiscesi dalla cima lungo la stessa traccia, si inizia a pedalare lungo il largo sentiero (contrassegnato dai circoletti bianco/rossi), che nella sua prima parte presenta un andamento tutt'altro che ripido. Il panorama è nuovamente quello che rivolge a sud, dal momento che questa sterrata corre parallelamente al crinale di sommità ma ad un'altitudine di qualche metro meno elevata. E' necessario fermarsi spesso durante questa prima e soleggiata fase della discesa, a causa dei numerosi ma superabili cancelli (con relative recinzioni atte a contenere il bestiame dei pascoli circostanti) che interrompono la traccia. In breve però, raggiunto l'ennesimo cancello, si perviene in prossimità di una quanto mai gradita fontana, posta sul lato destro, in prossimità della località identificata come Bivak Planja.

[panorama sul gruppo del M.te Nero dal sentiero in discesa]

[i prati visibili dalla parte alta del sentiero]


Da questo momento in avanti, indicativamente poco dopo questo punto, il sentiero si restringerà sempre più, sino a divenire un vero e proprio single track, il quale alternerà parti pedalate, brevi tratti di salita da farsi a spinta e fondo che muta dall'ottima terra battuta di alcune parti alla più insidiosa roccia, senza far mancare nemmeno la ghiaia sciolta.  La pendenza media si fa decisamente più accentuata ma l'ombra del gradevole bosco di faggi in cui presto ci si immette rende godibile anche questa parte del sentiero, nonostante non tutti i passaggi risultino così facilmente ciclabili.

[passaggio tecnico del single track basso]

Giunti all'incrocio con la forestale che taglia il versante nord, nei pressi di una depressione, si abbandona il proseguo del sentiero in cresta (destinato a farsi sempre meno ciclabile), deviando su quest'ultima in leggera salita. Dopo pochi metri si torna a perdere quota, tenendosi a destra al primo bivio ed a sinistra al secondo, più in basso; una serie di tornanti riporta così sulla strada asfaltata poco sotto Trnovo, che si imbocca a destra. Restando sulla sulla destra orografica del fiume Isonzo e facendo attenzione al traffico veicolare, si rientra a Kobarid. Ci si dirige verso il centro, segendo anche i cartelli stradali che indicano la direzione del confine Italo-Sloveno: in breve, dopo poche pedalate, si raggiungono nuovamente le vetture.

 

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