TREKKING ALPI CARNICHE Cima Ombladet e Tacca del Sasso Nero

Premessa:

La presente escursione, qualora venga escluso il tratto si sentiero che dalla Forcella Ombladet raggiunge il M.te Volaia, non presenta rischi particolari, quindi può considerarsi alla portata di tutti. E' possibile decidere, a seconda della propensione soggettiva, se evitare questa breve variante per la quota massima: essa presenta infatti alcuni passaggi che è bene vengano affrontati esclusivamente da coloro i quali sono in possesso di doti alpinistiche e notevole esperienza in fatto di tracce difficili. Si tratta comunque di un percorso in grado di riunire diversi significati, che non si limitano al solo aspetto naturalistico: alla quiete assoluta che regna in queste bellissime montagne (poco conosciute e frequentate ma tutte da scoprire) si unisce, quasi insinuandosi, la memoria storica che riporta ai tragici fatti della Grande Guerra; numerose sono le testimonianze di questo passato nei punti salienti toccati dall'itinerario ad anello. Chi invece desidera un approccio più suggestivo, in cui prevale la ricerca della gratificazione che forse solo i panorami alpini sanno infondere, sappia che non potrebbe fare scelta migliore, perchè quest'escursione saprà ripagare con gli interessi la sua sete di natura.


Sviluppo per punti principali in ordine di percorrenza:

Sigilletto – Cava di marmo – Sentiero 169 – Casera Monte dei Buoi – Cima Ombladet – Sentiero 169 – Forcella Ombladet – Sentiero 176 – Tacca del Sasso Nero – Sentiero 176 – Casera Chianaletta – Bar Edelweiss – Collina – Sigilletto.


Caratteristiche salienti dell'escursione:

  • Località di partenza: Sigilletto, 1150 mt s.l.m.
  • Lunghezza percorso: circa 12,0 km
  • Quota massima raggiunta: Tacca del Sasso Nero, 2351 mt s.l.m.
  • Dislivello: 1520 mt
  • Tempo di percorrenza indicativo: 5 h 15 min – 5 h 45 min
  • Cartografia: Tabacco 1:25.000 – Foglio 1
  • Impegno fisico: ridotto/discreto/medio/elevato/molto elevato
  • Livello tecnico: facile/medio/impegnativo/difficile/molto difficile
  • Stagione consigliata: estate/autunno
  • Bellezza (da 1 a 5): 5
  • Panoramicità (da 1 a 5): 5



Descrizione dell'itinerario:

Dalla S.S. 355 per Sappada, all'altezza di Forni Avoltri, svoltare a destra seguendo le indicazioni per Collina. Lasciati alle spalle i piccoli abitati di Frassenetto e Sigilletto procedere sino a che, sul lato sinistro della carreggiata, diviene visibile una stretta rotabile asfaltata (la prima che si incontra); si deve avanzare lentamente e con attenzione per notarla, perchè potrebbe facilmente passare inosservata: è possibile lasciare la vettura immediatamente dopo l'intersezione tre le due strade, nell'ampio allargamento della carreggiata che è ben visibile da quella posizione. Si comincia a camminare verso la cava di marmo su manto bituminoso, il quale però termina presto; inizialmente non si notano segnavia CAI, quindi si procede seguendo la traccia principale, ignorando tutte le diramazioni. Il sentiero 169 in questa zona bassa interseca la più larga pista forestale: giunti infatti sul limitare estremo della cava, ove è presente un evidente slargo, si può scegliere se mantenersi sulla pista più ampia o se prendere la breve variante del sentiero 169 summenzionato, che confluirà comunque più a monte nella pista stessa. Nel caso si opti per il sentiero (come fatto dal sottoscritto) si dovrà prestare attenzione nel mantenersi sul medesimo, dato che in un paio di occasioni il camminamento diviene un pò incerto e le segnalazioni non risultano sempre così evidenti. L'ascesa che interessa questa parte iniziale avviene entro una fitta abetaia mista; poco prima di tornare a posare i piedi sulla pista forestale il bosco si apre parzialmente, lasciando intravedere le prospicenti dolomiti pesarine. La prima tappa dell'escursione è la Casera Monte dei Buoi (1723 mt. s.l.m.), recentemente ristrutturata a cura del Gruppo Alpini di Forni Avoltri ed adibita a ricovero. L'arrivo alla struttura, al cui esterno è presente una fontana funzionante, è preceduto dall'attraversamento del tratto conclusivo del sentiero 169 (un soffice tappeto d'erba al cui limitare spiccano dei vetusti e bellisimi esemplari di larice), che è molto panoramico: la vista spazia sulla vicina guglia del M.te Vas, unito alle pendici di Cima Ombladet dal Passo di Pizforchia, ma anche sul gruppo del M.te Avanza, sul Chiadin, sulle Terze e sulle già menzionate Pesarine.

[M.te Chiadin, M.te Vas e Casera Monte dei Buoi dal sentiero 169]

Giunti nei pressi del complesso malghivo di Casera Monte dei Buoi, dopo un'ora circa di cammino, si prosegue sul facile sentiero che risale le erbose pendici sommitali di Cima Ombladet, seguendo i segnavia del CAI: questa ascesa, in alcuni tratti comunque impegnativa in ragione della sua pendenza media, si rivela molto panoramica; inoltre, non è infrequente lungo di essa incontrare o udire le marmotte, anche se nel complesso il silenzio permea decisamente questi verdi declivi.

[curioso masso ricoperto dai mughi lungo il sentiero CAI 169]

Poco prima di arivare in vetta si nota, sulla destra, la biforcazione per la Forcella Ombladet: questa traccia riguarderà il proseguo dell'itinerario solo dopo che verrà lasciata la sommità del monte, oramai prossimo ad essere conquistato. La croce di vetta è già visibile da questo punto.

[la sommità di Cima Ombladet oramai prossima]

Percorsi gli ultimi metri si posa finalmente piede a quota 2255 mt (in poco meno di due ore dalla partenza), da cui si gode di uno spettacolo meraviglioso: l'ampio panorama descrive un angolo di 360°, spaziando in senso orario dall'entroterra austriaco, su cui spicca la lontana piramide del Grossglockner, al vicino massiccio dei monti di Volaia, quindi sulle Alpi Giulie (Montasio e Canin) ed a gran parte della Carnia.

[il M.te Volaia da Cima Ombladet]

[Sasso Nero e Forcella Ombladet dalla vetta]

Il versante settentrionale della Cima Ombladet è costituito da un'impressionante parete a strapiombo, sotto la quale scorre, parecchie centinaia di metri più in basso, il Rio Bordaglia. Lungo la dorsale di vetta, ma anche poco al di sotto della croce, si notano i resti di vecchie postazioni militari risalenti all'epoca della Grande Guerra. Lasciata la cima si ridiscende fino al bivio precedentemente menzionato, quindi si svolta a sinistra immettendosi nel sentiero per Forcella Ombladet. La dorsale erbosa da attraversare presenta alcuni sali-scendi e qualche passaggio un pò esposto in cui porre maggiore attenzione, ma nel complesso non risulta difficile. Giunti a Forcella Ombladet si nota un evidente quadrivio, in cui sono presenti le segnalazioni del CAI: a nord si trova in sentiero 141 per Pierabech (che prosegue pure a sud verso Collina), mentre ad est la traccia 176 risale decisa verso la cresta del Volaia e del Sasso Nero. Quest'ultima è la direzione da seguire: il fondo inizia a farsi più pietroso e tecnico, ma resta abbastanza agevole. Dopo alcuni minuti di impegnativa salita il sentiero, compiendo una svolta, si affaccia prevalentemente verso sud. Quasi subito si arriva di fronte al bivio con la traccia per il Monte Volaia. A questo punto, richiamando quanto già esposto in premessa, è possibile decidere se proseguire diritti verso Collina (abbreviando l'itinerario), oppure svoltare a sinistra e dirigersi verso la Tacca del Sasso Nero; si tenga presente che per tale scopo occorreranno complessivamente 60 minuti prima di tornare al presente bivio. Questa ascesa è indicata nella carta topografica di riferimento con una puntinatura rossa uniforme, ma di fatto presenta caratteristiche profondamente diverse tra la parte iniziale e quella prossima alla meta; il dislivello da affrontare ammonta a 240 mt, ma esso viene superato abbastanza agevolmente durante il primo tratto il quale, seppur in modo deciso, risale mediante comodi tornanti il pendio detritico posto al di sotto delle pareti rocciose, oramai vicinissime. Poco prima di arrivare a destinazione la traccia diviene molto meno ripida, ma inizia a farsi pericolosa a causa della notevole esposizione di alcuni passaggi, talvolta strettissimi, e della conformazione insidiosa del suolo. Numerose sono le postazioni militari presenti nei paraggi: alcune appaiono in buon stato, altre recano i segni inequivocabili del tempo.

[il versante austriaco, con Coglians e lago di Volaia dal sentiero 176]

L'arrivo alla Tacca del Sasso Nero è preceduto da una breve ma difficile e perigliosa discesa, al termine della quale si trova un allargamento del sentiero: sul lato destro si nota il punto di arrivo della via ferrata che risale dal versante austriaco, mentre di fronte vi è l'angusta porticina di una delle numerose postazioni di guerra che caratterizzano questa cresta.

[la cresta di Fleons dalla Tacca del Sasso Nero]

La restante traccia per la cima del M.te Volaia, la cui cima appare vicina, prosegue lungo il lato sinistro ma l'escursione non prevede che venga considerata;

[Il Sasso Nero dal difficile sentiero 176]

tornati sui propri passi si affrontano nuovamente questi passaggi assai delicati, quindi si ridiscende comodamente fino al bivio lasciato in precedenza.

[Cima Ombladet dal sentiero CAI 176]

Si prosegue ora verso sud, in leggera discesa; in circa mezz'ora si raggiunge il limitare di una dorsale erbosa (accompagnati da una bella prospettiva sul M.te Crostis e sui pascoli di Casera Morareet), presso la quale si trova una nuova biforcazione: dopo aver svoltato a sinistra si aggira il pendio, facendo attenzione mentre si procede in discesa lungo questa parte di sentiero invasa dalla vegetazione.

[i M.ti Floriz e Crostis dal bivio per Casera Chianaletta]

Di fronte appare la sagoma dell'abbandonata Casera Chianaletta (1814 mt s.l.m.), comunque utilizzabile come ricovero di emergenza. Dopo quest'ultima il sentiero 176 attraversa una radura incassata, nella quale dimorano altre marmotte. Gradualmente ci si introduce nel bosco, che si percorre quasi fino a fondo valle: alla quota di 1330 mt circa (poco sopra al Bar da Canobbio), vi è una evidente biforcazione presso la quale si deve svoltare a destra ed avanzare in falsopiano per qualche decina di metri; la discesa ricomincia quasi subito, includendo il guado di un rio, salvo poi concludersi nelle immediate vicinanze del Bar Edelweiss, posto poco al di sotto di Collina. Ripresa la strada asfaltata e lasciato alle spalle il bar succitato, si risale fino al paese, nella cui piazza è possibile rifornire la borraccia di acqua fresca. Dopo una mezz'ora di cammino lungo la strada per Forni Avoltri si riguadagna il piazzale in cui è stata posteggiata la vettura, localizzato poco prima dell'abitato di Sigilletto.

Itinerario compiuto nel mese di settembre dell'anno 2007


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