TREKKING PREALPI GIULIE M.te Matajur dal rifugio Pellizzo


Premessa:

Il Matajur, come testimoniato dal libro di vetta, è un monte assai frequentato: la sua posizione strategica, situata a cavallo tra la pianura e le alpi Giulie, costituisce infatti un'attrattiva per molti escursionisti, anche grazie alla facilità con cui questi ultimi possono accedere al Riugio Pelizzo (ottimamente servito dalla strada asfaltata che sale da Cepletischis) e quindi alla vicinissima cima. Il breve itinerario proposto in questa sede è tutt'altro che difficile, ma saprà rivelarsi assai coinvolgente, non solo in virtù della notevole componente panoramica apprezzabile praticamente da ogni versante della montagna, bensì anche per le notevoli diversità che caratterizzano i vari ambienti, le cui peculiarità si mostrano palesemente nel volgere di pochi passi.

 

 

Sviluppo per punti principali in ordine di percorrenza:

Rifugio Pelizzo – Sentiero 736 – M.te Matajur – Sentiero 725 – Malghe di Mersino – Rif. Pelizzo.

 

 

Caratteristiche salienti dell'escursione:

  • Località di partenza: Rifugio Pelizzo, 1325 mt s.l.m.
  • Lunghezza percorso: circa 6,3 km
  • Quota massima raggiunta: Monte Matajur, 1641 mt s.l.m.
  • Dislivello: 400 mt
  • Tempo di percorrenza indicativo: 1 h 45 minuti – 2 h
  • Cartografia: Tabacco 1:25.000 – Foglio 41
  • Impegno fisico: ridotto/discreto/medio/elevato/molto elevato
  • Livello tecnico: facile/medio/impegnativo/difficile/molto difficile
  • Stagione consigliata: primavera/estate/autunno
  • Bellezza (da 1 a 5): 3,5
  • Panoramicità (da 1 a 5): 4,5

 


Descrizione dell'itinerario:

 

E' possibile lasciare l'auto nel capiente parcheggio che si trova immediatamente sotto al rifugio Pelizzo (1325 mt s.l.m.). Dallo spiazzo antistante all'ingresso della costruzione si inizia a camminare verso oriente, in direzione dell'osservatorio astronomico. Al termine di una brevissima discesa, ovvero in corrispondenza del tornante, si trova il segnavia CAI 736. Abbandonato quindi l’asfalto si prosegue a scendere, raggiungendo quasi immediatamente il limitare di una costruzione sul cui spigolo ad ovest sono dipinte le strisce bianco-rosse. Il sentiero, che in questo primo tratto consta di un fondo in terreno vegetale misto a pietre, punta verso nord salendo blandamente. Di fronte, nonostante lo schermo costituito dalla bella faggeta che popola questo versante, è possibile intravedere l’anfiteatro roccioso delimitante la conca in cui progressivamente si va entrando. Lungo il percorso sono visibili dei piccoli cartellini riportanti sommariamente le caratteristiche di varie specie vegetali. Ad un primo bivio si svolta a sinistra, dando inizio ad una parte di salita più impegnativa; in compenso, la traccia va facendosi sempre più uniforme nella sua costituzione, poiché non si notano più pietre lungo di essa.

[lungo il tratto basso del sentiero 736, verso la radura]


Il bosco dirada rapidamente, lasciando spazio a prati incolti in cui spiccano saltuariamente isolati esemplari di ginepro (Juniperus communis), faggio (Fagus sylvatica), sorbo montano (Sorbus aria) e sorbo degli uccellatori (Sorbus aucuparia). Dopo aver compiuto un’evidente curva verso destra, la traccia ascende in modo regolare attraverso la radura;


[il mare Adriatico dalle pendici orientali del Matajur]


una bella visuale sulle valli del Natisone e la pianura del Friuli orientale accompagna questo tratto, sino al momento in cui il sentiero 736 raggiunge il limite del versante orientale della montagna.


[la cima del Matajur come appare dalla radura attraversata dal sentiero 736]


Ad un nuovo bivio, presso il quale è dipinta su una roccia l’indicazione per la vetta del Matajur, si mantiene la destra, proseguendo quindi verso la dorsale di sommità. La morfologia carsica della zona appare evidente in questo punto, poiché il sentiero lambisce una vasta superficie costituita da rocce curiosamente intagliate ed erose.


[affioramenti carsici a ridosso del sentiero 736]


Dopo pochi passi si raggiunge una piccola sella, da cui ha origine un sentierino digradante che interessa il versante sloveno. Un primo assaggio del panorama sulle prospicenti prealpi ed alpi giulie, su cui spiccano i vicini Canin e Krn, può essere apprezzato da questa posizione, ma conviene proseguire nell’ascesa, poiché così facendo la visuale andrà ulteriormente espandendosi, senza contare che oramai resta da coprire davvero poca distanza per raggiungere la meta.


[spruzzata di neve precoce sul Krn e sulle alpi giulie]


[Stol, Gran Monte, Musi e Chiampon dalle pendici del Matajur]


Sono necessari circa 50 minuti per guadagnare la sommità del Matajur, presso la quale vi sono una cappella votiva (al cui interno si trova il libro di vetta) ed un cippo riportante le indicazioni sulle cime circostanti. In una giornata limpida si può godere di un grandioso panorama in direzione sud: esso si estende ben oltre le valli del Natisone e la pianura friulana, arrivando sino al mare Adriatico.


[l'arrivo in vetta a 1641 mt s.l.m.]


Per completare l’anello ci sono due possibilità:


utilizzare il proseguo del sentiero 736 e guadagnare in pochi minuti il Rif. Dom Na Matajure (ampiamente visibile dalla vetta rivolgendo lo sguardo verso meridione), da cui in circa 15 minuti è possibile tornare al Rif. Pelizzo, sempre facendo riferimento allo stesso segnavia: in questo modo verrebbe accorciato sensibilmente l’itinerario.

oppure, come suggerito dal presente articolo, cambiare versante portandosi ad occidente: a tale scopo viene preso in considerazione il sentiero naturalistico del M.te Matajur, cioè quello contrassegnato dal numero 725. Il punto da cui ha origine questa discesa è situato nelle immediate vicinanze del cippo di vetta ed è altresì segnalato con opportuno cartello.


Questa seconda traccia descrive un ampio arco il quale rivolge dapprima verso ovest, quindi piega sino a portarsi gradualmente nella direzione opposta, cioè lungo il tratto conclusivo precedente al rifugio Pelizzo; sebbene all'inizio vadano superati alcuni gradini rocciosi, il sentiero non presenta elevate difficoltà, poiché a questo esordio più ripido avvicenda ben presto una piacevole passeggiata, la quale alterna parti quasi pianeggiati a blande discese. Durante l'attraversamento della porzione intermedia del sentiero 725 (che è orientata verso sud), il panorama prevalente viene ad interessare i prospicienti monti Mia e Vogu, separati dal Matajur dalla lunga valle del Natisone e divisi a loro volta dalla valle del Pradolino; appena dietro emerge la sagoma tondeggiante del M.te Joanaz. Prima che il sentiero 725 pieghi definitivamente verso ovest l'escursionista può notare un piccolo osservatorio faunistico, dei bivacchi, uno specchio d'acqua artificiale e le diverse strutture identificate con il nome “Malghe di Mersino”.


[in vista delle Malghe di Mersino]


Giunti all'incrocio con il sentiero 749 (che scende dal Rif. Dom Na Matajure per poi proseguire verso S. Pietro al Natisone) non si deve far altro che mantenere la linea retta, puntando ancora ad oriente.


[sul sentiero 725 per il Rif. Pelizzo]


L'ultima parte del cammino attraversa in modo quasi pianeggiante la panoramica pendice meridionale del Matajur, sino a confluire nel tratto di sentiero 736 che interessa questo versante: a questo punto si svolta a destra per discendere gli ultimi metri che separano dal Rif. Pelizzo.

Riferimento temporale dell'escursione: ottobre 2007


LA GALLERIA FOTOGRAFICA:

cliccare super vedere le decrizioni


 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

previsioni meteo

Meteo Friuli Venezia Giulia


Meteo Friuli Venezia Giulia


Meteo Friuli Venezia Giulia

 


Meteo Friuli Venezia Giulia


Meteo Friuli Venezia Giulia


cookieassistant.com