TREKKING PREALPI CARNICHE Forcella Giaf dalla valle del Tagliamento


Premessa:

Questo non difficile itinerario, che prevede una parte di percorso ad anello, permette di raggiungere una bellissima forcella, sovrastata su entrambi i lati da maestose pareti dolomitiche; tra di esse si palesano, a seconda delle diverse angolazioni da cui le si osserva, forme sempre diverse, che sembrano quasi conferire vita alle nude rocce: in questo scenario immoto, ma così sottilmente mutevole, regna una pace primordiale, difesa da solitari torrioni e colossali muraglioni, ornati da creste frastagliate, ma anche da guglie, pinnacoli o archi naturali, tra cui appaiono talvolta delle fessure che sembrano pertugi per altri mondi. Gli immensi pendii detritici disposti tutt'attorno paiono delle simboliche scalinate per il cielo. E' come venirsi a trovare nel vivo di un'opera d'arte modellata strato dopo strato, la quale, per essere pienamente apprezzata, suggerisce il possesso di una sorta di consapevolezza in merito al tempo resosi necessario affinchè l'artista potesse ultimare il suo lungo lavoro, ricordando però che tale artista altri non è se non la natura e che la sua creazione in realtà non è mai completa, essendo in continua ed inesorabile trasformazione.


Sviluppo per punti principali in ordine di percorrenza:

Ponte sul Torrente Giaf – Sentiero 346 – Rif. Giaf – Sentiero 346 – Forcella Giaf (o Scodovacca) – Sentiero 346 – Rif. Giaf – Costa Urtisiel – ponte sul Torrente Giaf.


Caratteristiche salienti dell'escursione:

  • Località di partenza: Ponte sul Torrente Giaf, 1040 mt s.l.m.
  • Lunghezza percorso: circa 9,0 km
  • Quota massima raggiunta: Forcella Giaf, 2043 mt s.l.m.
  • Dislivello: 1005 mt
  • Tempo di percorrenza indicativo: 3 h 15 min
  • Cartografia: Tabacco 1:25.000 – Foglio 2
  • Impegno fisico: ridotto/discreto/medio/elevato/molto elevato
  • Livello tecnico: facile/medio/impegnativo/difficile/molto difficile
  • Stagione consigliata: estate/autunno
  • Bellezza (da 1 a 5): 4,5
  • Panoramicità (da 1 a 5): 3,5



Descrizione dell'itinerario:

Lasciato alle spalle l'abitato di Forni di Sopra si procede lungo la S.S. 52 verso il Passo della Mauria. Giunti all'intersezione con la rotabile asfaltata per il Rif. Giaf (presenza di evidenti segnalazioni), si svolta a sinistra e si avanza fino al parcheggio localizzato poco prima del ponte sul Torrente Giaf, presso cui si deve obbligatoriamente lasciare la vettura. Il cammino ha inizio con l'attraversamento del ponte, poco dopo il quale compare la comoda pista forestale dal fondo lastricato per il Rif. Giaf. Dopo meno di 10 minuti si abbandona questa traccia (che sarà utilizzata per il rientro) in favore del sentiero 346, la cui origine è individuata presso un tornante sinistrorso provvisto di segnaletica ovvero, più precisamente, sul lato destro della curva a gomito. Questa traccia risale la valle solcata dal Torrente Giaf (che sarà oggetto di più di un attraversamento), entro un bel bosco misto in cui predominano essenze arboree quali faggio ed abete rosso.

[entro il bosco attraversato dal sentiero 346]

Dopo un primo tratto più dolce la traccia, ottimamente curata, fuoriesce dal bosco e diviene più ripida. Terminata una serie di gradinate e di tornantini panoramici il sentiero entra nuovamente tra gli alberi, facendosi meno impegnativo. L'arrivo al Rif. Giaf è preceduto dall'attraversamento di una bella conca prativa in cui insistono alcune costruzioni.

[i prati e le costruzioni sotto al Rif. Giaf]

Ripresa la pista forestale abbandonata in precedenza si percorrono gli ultimi metri, quindi si giunge di fronte alla costruzione posta a 1400 mt di altitudine. E' trascorsa poco meno di un'ora dalla partenza.

[l'arrivo al Rif. Giaf]

Seguendo l'indicazione per la Forcella Scodovacca si riprende il sentiero 346, continuando così la risalita della vallata. Dopo un brevissimo tratto pressochè piano la traccia riprende a salire, su fondo che diviene sempre più ghiaioso. In due occasioni si incrocerà il sentiero del percorso ad anello denominato "Truoi di Bianchi", ma in questi casi andrà sempre mantenuta la direzione principale indicata dal segnavia CAI 346. Le essenze arboree vanno progressivamente diradandosi, lasciando il posto ai pendii detritici colonizzati dai pini mughi. Una prima vista sulle frastagliate pareti calcareo dolomitiche del Cridola, che avviene dopo una parte in cui il sentiero "impenna" ed atraversa l'ultimo lembo del bosco, precede l'arrivo a quota 1600 mt, presso un allargamento in cui è presente la seconda intersezione con l'anello di Bianchi già citato. Sul versante opposto domina la lunga ed imponente dorsale dei Monfalconi: si nota facilmente, a sinistra, l'erto pendio ghiaioso attraversato dal sentiero 354 per la Forcella da Las Busas ed il bivacco Marchi/Granzotto, mentre di fronte appare l'ampia insellatura della Forcella Scodavacca, oramai abbastanza vicina.

[l'erto pendio detritico attraversato dal sentiero 354 per il bivacco Marchi/Granzotto]

Il tratto conclusivo dell'ascesa è decisamente panoramico ma anche più impegnativo, a causa soprattutto della composizione del fondo: si deve infatti risalire lungo la confluenza tra i depositi detritici originati dal M.te Cridola e dai Monfalconi stessi. La traccia e le pitture bianco rosse del CAI appaiono talvolta in modo meno evidente, ma la direzione da seguire è inequivocabile.

[i monfalconi come appaiono poco sotto la forcella]

Dopo un'ora e quaranta minuti dalla partenza si arriva alla quota massima, presso l'intersezione con il sentiero 344 per la Tacca del Cridola.

[l'arrivo alla forcella Scodovacca]

Lungo il versante opposto si nota il proseguo del sentiero 346 per il Rif. Padova, il quale si trova sul fondo della Valle Pra di Toro.

[le guglie del Cridola da forcella Scodovacca]

Per il rientro si utilizza la medesima traccia dell'andata, fatta eccezione per la parte conclusiva, cioè quella che segue al Rif. Giaf; quest'ultimo viene riguadagnato in circa un'ora da Forcella Scodovacca. Dopo essere ridiscesi all'incrocio tra i sentieri 346 (utilizzato nella prima parte dell'ascesa) e 361 per Forcella Urtisiel, si rimane sull'ampia pista forestale: in prevalenza quest'ultima è costituita da fondo naturale, fatta esclusione per il tratto più basso il quale, come già precisato, è lastricato. La discesa si rivela panoramica nella parte più alta, quindi prosegue entro il bosco di faggio ed abete rosso. Dopo altri 35 minuti di cammino si torna presso il piazzale in cui è stata lasciata l'automobile. 

Riferimento temporale dell'escursione: ottobre 2007


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