Premessa:

 

Questo breve itinerario, davvero intenso per le emozioni che riesce ad infondere ma anche per l'impegno che richiede, abbraccia la stupenda Val Zemola, autentica gemma nel vasto contesto del parco naturale delle prealpi carniche. L'ascesa verso il Rif. Maniago, che conviene effettuare nei mesi in cui quest'ultimo è aperto, non è delle più facili, ma viene praticamente sempre accompagnata da stupendi paesaggi oppure, nel tratto più severo, dall'ombra di un bel bosco di faggi ed abeti. La breve e ripida discesa lungo il sentiero 374, che prevede anche il superamento di due guadi, risulta comunque movimentata ed avvincente, soprattutto nella parte intermedia che attraversa il bosco.

 

 

Sviluppo per punti principali in ordine di percorrenza:

Erto – S. Liberale – Casera di Conte – Casera Ferrera – Casera Pezzei – Rif. Maniago – Sentiero 374 – Casera di Conte – S. Liberale – Erto

 

 

Caratteristiche salienti dell'escursione:

  • Località di partenza: Erto Nuova, 820 mt s.l.m.
  • Lunghezza percorso: 20,0 km
  • Quota massima raggiunta: Rifugio Maniago, 1730 mt s.l.m.
  • Dislivello: 960 mt
  • Tempo di percorrenza indicativo: 2 h – 2 h 15 min
  • Stagione consigliata: estate/autunno
  • Cartografia: Tabacco 1:25.000 – Foglio 21
  • Livello di difficoltà: Facile/medio/impegnativo/difficile/molto difficile



Descrizione dell'itinerario:


E' possibile arrivare ad Erto da Longarone oppure dal Passo di S. Osvaldo; in ogni caso conviene lasciare l'automobile nella strada di viabilità interna in cui si trovano gli esercizi pubblici ed anche il laboratorio del celebre Mauro Corona (Via Stortan).

In sella alla bici si percorre qualche metro della via succitata, in direzione di San Martino; la strada scende quasi subito affacciandosi ad una biforcazione, presso la quale si segue la direzione sinistra. L'ascesa, su fondo asfaltato, ha inizio lungo questo versante esposto al sole, che si consiglia di evitare nelle ore più calde;


[Erto Nuova ed il M.te Toc dal tratto iniziale della salita]


seguendo le indicazioni per la Val Zemola si lascia alle spalle il paese e ci si avvicina alla piccola borgata di S. Liberale. All'altezza di questa località la strada compie una curva a gomito, presso la quale va ignorata la direzione destra per Cavalle. Aggirato il versante, ci si immette nell'unico tratto ombreggiato di questa parte iniziale della salita, che è però di breve durata. Seguono due tornanti, dopo i quali la carreggiata diviene rettilinea fino a che un'ampia svolta sinistrorsa non annuncia l'ingresso in Val Zemola; a questo punto il fondo diviene naturale. Prima di immergersi nella quiete dei questa splendida vallata, vale la pena rivolgere lo sguardo indietro: la vista può spaziare sul vicino M.te Zerten, sull'imponente mole del Col Nudo, ma anche su una porzione del M.te Toc (su cui si nota una parte del segno lasciato dal funesto distaccamento di materiale franoso avvenuto il 9 ottobre 1963).


[Il Col Nudo dalla Val Zemola]


Un piacevole tratto in falsopiano accompagna l'ingresso alla valle: sulla destra spicca la sommità rocciosa del M.te Porgeit, la cui curiosa forma, stratificata e ripiegata verso l'alto, non manca di farsi notare.


[La caratteristica cima del M.te Porgeit]


Dopo l'attraversamento del piccolo corso d'acqua Gè de Terscia la pista riprende a salire in modo più evidente. Aggirata una modesta pendice avviene l'ingresso in un ombroso e suggestivo bosco di faggio a cui seguono tre tornanti su fondo asfaltato che prededono la confluenza con il sentiero 381 per la cava di marmo (da ignorare). Poco dopo si perviene nei pressi di una nuova biforcazione (situata all'altezza della diroccata Casera di Conte), la quale costituisce il limite ultimo per il transito dei veicoli a motore provenienti da Erto, che da questo momento -fortunatamente- non saranno più presenti lungo il percorso; da questo punto si segue la direzione sinistra (l'altra sarà percorsa lungo il ritorno) per Casera Pezzei e Rif. Maniago, pedalando lungo una magnifica pista aperta, dalla quale si ammirano i prati dei declivi circostanti e la mole del M:te Duranno, posto innanzi.


[Il M.te Duranno]


La parte successiva, nuovamente entro il bosco, è prevalentemente in falsopiano, fatta esclusione per una discesa che precede l'attraversamente del corso d'acqua Gè de Bedin; quest'ultima viene seguita da uno strappo significativo, seppur breve, quindi da una nuova discesa, che termina con il guado del Gè de Pezzei (Km 6,7). Da questo punto in avanti l'ascesa risulta tutt'altro che facile: nei 4,5 Km che restano da compiere per arrivare al Rifugio, si devono infatti superare quasi 500 mt di dislivello. Un rettilineo sterrato mediamente ripido precede una breve ed intensa parte asfaltata, caratterizzata da una serie di strette curve ravvicinate che lasciano il passo ad una rampa diritta, la quale termina in corrispondenza del punto in cui la strada piega verso sinistra, reimmergendosi all'ombra del bosco. La dura salita continua su fondo non sempre agevole, ma gli scenari cambiano, perchè a tratti il bosco si apre, mostrando delle panoramiche incantevoli sulla valle e sui margini circostanti. L'arrivo ai ruderi di Casera Pezzei (1442 mt), preceduto da un bivio al quale si deve tenere la sinistra, segna una nuova svolta: la pista forestale torna ad entrare nel bosco e riprende a salire in modo deciso, seguendo un'andamento discontinuo: a tratti meno ripidi si alternano brevi impennate; si procede così fino a culminare in corrispondenza di uno slargo, in cui la traccia principale confluisce nel sentiero CAI 374. Dopo un primo tratto inciclabile poiché molto ripido, questo sentiero diviene emozionante: con un po' di attenzione e buona volontà è possibile affrontarne in sella buona parte, anche lungo le ripide rampe ascendenti.


[pedalando sul sentiero 374]


Ai saliscendi o parti in falsopiano presenti entro il bosco si alternano tratti aventi fondo più ghiaioso ed esposizione più accentuata, da cui però si gode dello splendido panorama sulla Val Zemola.


[La Palazza dal sentiero 374]


[immagine del sentiero]


La parte conclusiva del sentiero si dipana attraverso un bel bosco di abeti rossi, terminato il quale lo sguardo si posa finalmente sul Rif. Maniago (1730 mt) e sulle maestose pareti del Duranno.


[Il Rif. Maniago]


Un'ultimo sforzo consente di giungere pedalando di fronte all'ingresso della costruzione, presso la quale è possibile effettuare rifornimento d'acqua, oltre che mangiare. Sino a questo momento sono stati superati 11,2 Km, in circa 85 minuti. La discesa avviene sempre lungo il sentiero 374, facendo attenzione alla possibile presenza di escursionisti a piedi. La prima parte del medesimo è comune con quella già percorsa all'andata; dopo la confluenza già citata esso attraversa in prevalenza il bosco, mantenendosi discretamente ripido. Taglia di tanto in tanto la pista forestale, ma ad un certo punto cambia direzione, fino a giungere nei pressi del primo guado, che interessa la Gravina del Duranno.


[entro la faggeta, poco prima del guado]


La traccia è quasi giunta a fondo valle: si percorre uno stretto canale, su fondo prevalentemente ghiaioso ma ben compatto, fino a raggiungere il greto del Torrente Zemola: attraversato quest'ultimo si reperisce facilmente, sulla destra orografica della valle, il sentiero 374, oramai divenuto largo.


[scorcio sul greto del Torrente Zemola]


Seguono alcuni minuti di pedalata in falsopiano, fino alla confluenza con la traccia principale, al punto in cui si trovano i segnali con il divieto di transito. Non resta che scendere lungo il tratto già percorso all'andata per tornare ad Erto Nuova.